| Francesco Spaggiari intervistato da Impressionarte.it |
| Scritto da Maria Giovanna | |
| Sabato 27 Novembre 2010 13:20 |
|
Francesco Spaggiari, cantautore "meticcio romano-romagnolo", si racconta in un'intervista rilasciata ai microfoni di Impressionarte dopo l'uscita del suo primo album "Hotel Balima", ascoltabile on line al sito www.myspace.com/hotelbalima.Il tuo primo approccio con la musica risale ai tempi dell'infanzia. Cosa ha spinto un bambino di sei anni ad avvicinarsi ad un pianoforte e dedicare del tempo alla musica ? A questa domanda spero di non trovare mai una risposta... ma ricordo bene come una sera - nella casa al mare di alcuni amici paterni - passai ore, che divennero giorni e infine un'intera estate, a pestare note su un vecchio pianoforte scordato (a suonare qualcosa che forse solo nella mia testa poteva essere musica). Fu poi il mio nonno materno a convincere i miei genitori perché mi affittassero un piano e delle lezioni: ma si rivelò un disastro. Immaginate un bambino di sei anni, con gli occhi abbottonati di sonno e il grembiule sbottonato, costretto a solfeggiare quasi ogni mattina prima di andare a scuola! Niente da eccepire contro l'educazione cattolica, ma forse era inevitabile che i tentavi di quella maldestra suorina non sortissero particolari effetti. Così, quando poi mio nonno morì, due anni più tardi, io lasciai le lezioni (e comprai una chitarra)... Ti definisci un "meticcio romano-romagnolo": quale delle due culture prevale maggiormente nella tua personalità artistica? Nell'amicizia, in cucina e nella musica sono un romagnolo purosangue, proprio come mia madre: goloso e sgrammaticato. Ma l'amore per la letteratura e il rispetto per la scrittura, con tutte le complicazioni che ne sono sempre seguite, li devo interamente al genio severo di mio padre (per avermi insegnato la sua poesia, Gioacchino Belli e i romanzi russi). "Hotel Balima" è il nome del tuo primo album, un titolo originale che come hai recentemente commentato durante il live del Contestaccio, racchiude un particolare significato. Vuoi spiegarlo ai nostri lettori? BALIMA (così avrebbe dovuto chiamarsi inizialmente) sta a indicare "Barcellona, Lisbona, Madrid", l'itinerario di una vacanza che nel giugno 2008 avevo programmato per iniziare a comporre il mio primo disco. In realtà non scrissi nemmeno una cartolina, ma cominciai a lavorare alle nuove canzoni subito dopo. Mentre HOTEL l'ho aggiunto perché non si perdesse quella suggestione di viaggio, di soste e di ripartenze; anche se poi ho scoperto che un HOTEL BALIMA esiste davvero in Marocco, a Rabat. Il filo conduttore che lega le canzoni di "Hotel Balima" è quello del viaggio. Quale canzone dell'album è secondo te quella che identifica maggiormente questa, se vogliamo, "impronta nomade" dell'album? Oltre alla traccia che prende nome dal titolo del disco, la chiave di lettura è già tutta in "Monete in un cappello" che invita l'ascoltatore a seguire la storia di un cantante di strada che, abbandonato dal proprio cane, troverà finalmente il coraggio di raccontare le proprie canzoni. BALIMA è un viaggio che guarda al futuro (e forse già a quello di un prossimo disco) facendo i conti con il passato, attraverso una rinnovata presa di coscienza del proprio presente... Sei il precursore di un nuovo modo di promuovere la musica emergente. Come è nata l'idea di portare il tuo primo album "Hotel Balima" nelle edicole romane? Eravamo a L'Aquila per ritirare i dischi, io e la mia compagna, quando ci siamo trovati di fronte all'evidente difficoltà di una promozione priva di distribuzione e di una produzione esterna intesa a coordinarla. Così - quando abbiamo pensato che si potesse stilare un contratto di conto vendita con le edicole - mi è balzato in mente lo slogan "riedicolizza la distribuzione" (con questa sua fortunata assonanza) ed è stato incontenibile che l'idea prendesse una direzione molto più sdivertente: il marchio, il sito internet, gli adesivi, uno spot promozionale, i concerti fuori dalle edicole... Per ora sono previste solo date nella capitale o pensi di portare questa nuova formula d'esibizione anche in altri luoghi d'Italia? E' connaturata al "Riedicola Tout" la possibilità di essere senza scadenza (anche se, per ragioni organizzative, abbiamo scelto di misurarci con un primo numero limitato di concerti) e di non avere "potenzialmente" alcun confine territoriale. Per ora, mi auguro solo di fare bene e di riprendere a Maggio proprio da quelle edicole che abbiamo tralasciato - fino a comprendere la totalità dei quartieri romani - per poi spingermi oltre i confini del raccordo anulare, con una lunga serie di concerti estivi... La tua carriera è costellata di collaborazioni con numerosi artisti della scena musicale romana e non solo. Come possiamo notare hai anche partecipato al primo album dell'artista salentino Luigi Mariano. Sono in cantiere altri progetti di collaborazione? La mia vera fortuna (che poi è anche quella di Luigi) è tutta nell'occasione di poter condividere amicizie molto stimolanti e creative. Da parte mia spero capiterà presto di ricambiare il favore e il piacere di suonare assieme nei progetti solisti di Annalisa Baldi (già chitarrista di"23:09" e con la quale condivido le sorti di "Classe'77", un duo acustico) o di Piergiorgio Faraglia (cantautore e chitarrista, che è stato anche co-produttore di Hotel Balima) e di Giorgio Picardo (cantautore e pianista di grande sensibilità). Ma posso anche anticiparti che il 12 Dicembre suoneranno con me - a L'Asino che vola, di Roma - Simone Patrizi e Piero Ducros D'Andria, gli ZEN (Zero estensioni neuronali) un progetto elettro/acustico dal grande respiro internazionale e con i quali mi auguro sia soltanto l'inizio di una nuova, propulsiva contaminazione. Se dovessi scegliere, anche tra gli artisti più noti, con chi vorresti lavorare? Ragioniamo per assurdo? Allora mi piacerebbe accompagnare Roberto Vecchioni in uno dei suoi tour teatrali; ma anche avere il privilegio, lo stimolo e la responsabilità di imparare da Ivano Fossati l'arte sottile delle sue visioni. Il tuo percorso artistico è in costante ascesa, hai riscosso molto successo ricevendo consensi da pubblico e critica per la pubblicazione del tuo primo album. L'arrivo al successo ti spaventa? Pensi che la tua musica risentirà dell'influenza della grande macchina della musica oppure rimarrà sempre nello stile "Spaggiari"? Il successo è un termine così aleatorio che non mi è possibile fare una previsione e che preferisco non considerare: mi auguro solo di non perdere mai di vista la strada, la mia strada (quella delle piazze, delle edicole e delle piccole cose che fanno bene al cuore). Ché per me è già "un successo" pensare si possa parlare della mia musica come di qualcosa che mi rassomigli... Un' ultima domanda, cosa possiamo trovare di non convenzionale nella tua musica? Se intendi "originale" allora potrei rivendicare una maniacale attenzione al tentativo di non banalizzare il linguaggio; anche quando mi sarebbe più facile, se non proprio scrivere almeno cantare in inglese (la lingua con cui, musicalmente, sono cresciuto e che ho sempre frequentato con maggiore disinvoltura) o prendere scorciatoie. Ma sono italiano e sono felice d'esserlo; ed è in italiano che ho accettato la sfida di raccontare le mie storie. Video CorrelatiMaria Giovanna Tarullo per Impressionarte |
|


Francesco Spaggiari, cantautore "meticcio romano-romagnolo", si racconta in un'intervista rilasciata ai microfoni di Impressionarte dopo l'uscita del suo primo album "Hotel Balima", ascoltabile on line al sito