Intervista a Marco Appugliese
Scritto da M.Paola, Marzia, M.Giovanna   
Mercoledì 16 Giugno 2010 10:00
 
Il Team di Impressionarte presenta un'intervista rilasciata dal fotografo Marco Appugliese durante la visita alla mostra "Eclissi, ritratti fotografici di donne universali" presentata già in questo articolo.
L'autore commenta la sua ultima produzione fotografica e descrive l'introspezione e lo studio dell'universo femminile.

D: “Donna Luna”, “Ombre di Luce” ed ora “Eclissi”. Tanti anni dedicati allo studio sull’affascinante universo femminile.
Individui tre fasi distinte di questa tua indagine? Se sì, qual è stata l’evoluzione di questa lunga ricerca?


R: Sicuramente una mostra è l’evoluzione dell’altra e non ci sono particolari punti di stacco, tant’è vero che nell’esposizione le foto sono messe non per ordine cronologico, con “Donna Luna”, le immagini venivano esposte una in luce e una in ombra, e nell’ultima fase sono comparse anche immagini rivolte alla danza.

D: Protagonista assoluta delle tue opere la Donna vista a 360 gradi, quali aspetti del mondo femminile ispirano la tua creazione?


R: Non c’è un aspetto in particolare da cui nascono queste foto, mi baso soprattutto sulla bellezza e sulle forme, analizzando le varie parti del corpo, con la luce tento di  scolpire e rendere quasi graficamente delle linee.

D: Perché in “Eclissi” mostri volutamente donne senza volto?


R: Perché non è importante chi sia il soggetto, ma vorrei che le persone che guardano le foto possano rispecchiarsi nelle donne di carta.

D: La luce fa da regia indiscussa nei tuoi lavori, lasciando emergere la fisicità dei contorni del corpo della Donna per contrasti di chiaro-scuro. Oltre al suo valore tecnico, il continuo gioco di luci ed ombre vuole suggerire i contrasti che animano il carattere femminile?


R: A questa domanda vorrei che rispondesse chi guarda le foto, perché chi guarda le foto è libero di poter vedere qualcosa che non è necessariamente quello che penso io.

D: Dopo l’avvento della fotografia digitale il tuo utilizzo complesso del processo analogico vuole essere un attaccamento alle origini dell’arte fotografica o la preservazione di qualcosa che sta per scomparire?

R: Queste immagini sono nate, almeno le prime, quando la fotografia digitale non c’era o era ancora agli inizi, ho continuato a lavorare in modo analogico perché credo che almeno per il bianco e nero la qualità continui ad essere superiore, per quanto riguarda il colore ormai bisogna indirizzarlo in digitale.

D: Spesso il tema della tua fotografia è l’universo della danza.
Leggendo tra le tue note, si percepisce che sei in procinto di analizzare il modo circense. Cosa spinge il tuo obiettivo in questa direzione?


R: Credo innanzitutto che ci siano delle analogie tra la danza e il circo, io mi concentro a fotografare le persone, soprattutto gli acrobati, basta vedere gli ultimi spettacoli di danza dei più moderni, sempre su una danza di tipo acrobatico dove i ballerini e le ballerine provengono dal circo e fanno sempre più gli acrobati.

D: Progetti futuri?

R: Mi piacerebbe continuare a lavorare su questo genere fotografico estendendo maggiormente il campo alla danza e in particolare sto lavorando attualmente anche su altre tecniche sempre in bianco e nero.

D: Un ultima domanda, cosa possiamo trovare di non convenzionale nella tua fotografia?

R: Credo che nel tipo di immagini sulla donna che faccio io è il tipo di bellezza che è non convenzionale, è una bellezza dove non comparendo i volti, essendo oscurati, non è la parte appariscente che viene fuori ma sono proprio le forme e le linee e in genere la fotografia femminile soprattutto a livello di bellezza lavora su questo.

M.Paola Polcaro, Marzia Provenzano, M.Giovanna Tarullo

"Get the Flash Player" "to see this gallery."